L' azienda agricola dell' agriturismo La Loccaia si estende su una superficie di quasi sette ettari nelle colline della provincia di Arezzo nella Toscana sud orientale al confine con la provincia di Siena.
La zona è da secoli vocata alla coltivazione del olivo e della vite.La zona di Ciggiano poi vanta una considerevole fama per il suo olio tanto da permettergli un florido commercio.Per quanto riguarda il vino pur non essendo nella zone del chianti classico, da tempo ormai fa parte del disciplinare chianti e non a caso nella vicina Cortona è stata istituita una DOC e alcuni tra i più affermati produttori vinicoli della Toscana tra cui Antinori hanno comprato molti ettari di vigna nella nostra provincia.
In questa situazione privilegiata il nostro agriturismo ha scelto la strada di una produzione limitata ma particolarmente attenta alla qualità dei suoi prodotti per venire incontro alle richieste della clientela che cerca in agriturismo prodotti sani, genuini ma di qualità; di seguito riportiamo i nostri prodotti principali:
olio extra vergine di oliva
vino sia rosso che bianco
vin santo appassito come si faceva una volta nei sottotetti per garantire la più completa salute delle uve
Fino a una decina d’ anni fa l’ agricoltura italiana a traino di quella europea stava seguendo lo stesso trend del settore industriale ovvero ponendosi come fine l’ abbassamento dei prezzi e l’ innalzamento della produzione le aziende agricole andavano ad aumentare enormemente le loro dimensioni, aumentando di conseguenza il numero di lavoratori e soprattutto il contenuto tecnologico; sempre più macchine e dimensioni sempre più grandi, la piccola proprietà stava scomparendo e i giovani si spostavano su altri settori considerati più redditizi. Poi forse a causa della globalizzazione, alla concorrenza di mercati emergenti questa politica ha cominciato a presentare le prime crepe. Così qualche coraggioso ha provato a spostare il tiro e a puntare su prodotti di nicchia, magari caratteristici della propria zona dando vità così ad un ritorno al passato tornando ad una produzione fortemente ‘localizzata’. Da diversi anni ormai la stessa ‘Comunità Europea’ ha varato diversi provvedimenti per valorizzare questo tipo d’ iniziative con il fine di :
Salvaguardare la biodiversità alimentare delle diverse zone produttive.
Difesa delle diverse metodologie lavorative dei prodotti.
Protezione e mantenimento delle varie realtà culturali
Per questi motivi sono stati emanati due decreti comunitari(Regolamento (CEE) n. 2081/92, Regolamento (CEE) n. 2082/92) riguardanti la protezione di produzioni tradizionali e la valorizzazione della specificità dei prodotti agroalimentari.
N:B: quello che diremo di seguito si rivolge ai prodotti agroalimentari in genere ad unica esclusione dei vini per i quali non esiste per il momento nessun regolamento comunitario probabilmente a causa delle profonde diversità produttive tra i principali paesi produttori ma di questo ne parleremo nell’ ampia sezione dedicata ai vini( siamo o no in Toscana la patria del Chianti, del Nobile, del Brunello e del Sassicaia?) per adesso diciamo solo che per i vini le sigle di riferimento sono in ordine qualitativo: D.O.C.G., D.O.C. e IGT.
In questi decreti si individuano 3 tipologie di prodotti da salvaguardare:
Prodotti tipici
Prodotti tradizionali
Prodotti locali
Prodotti Tipici:
Attualmente ci sono tre tipologie di prodotti che possono essere visualizzati come una piramide di tre livelli il cui vertice garantisce una sicurezza maggiore di qualità per il consumatore una tutela maggiore per il produttore soprattutto da imitazioni, di conseguenza i prodotti del vertice avranno anche un prezzo maggiore, questo perché i disciplinari di produzione sono più complessi e più severi sui controlli qualitativi del prodotto nelle varie fasi di lavorazione. DOP IGP STG
DOP: Denominazione Origine Protetta, questo marchio al vertice della piramide per qualità e garanzia garantisce:
Origine prodotto
Caratteristiche del prodotto
Rispetto del disciplinare produttivo( per raggiungere la certificazione un ente certificatore riconosciuto deve esprimere il parere positivo: lo stesso meccanismo delle certificazioni di qualità)
Se un consumatore acquista un prodotto DOP è sicuro che le tre fasi che portano il prodotto dal campo allo scaffale del negozio( produzione, trasformazione, confezionamento) avvengono nello stesso territorio garantendo quindi le peculiarità territoriali e culturali della zona di produzione. Per esempio se acquistate un olio extravergine certificato come DOP toscana siete certi che quell’ olio proviene da olive raccolte in Toscana, franto in Toscana e imbottigliato in Toscana e non si tratta di olio tunisino imbottigliato in Toscana e venduto in Toscana come in passato purtroppo fatti di cronaca hanno dimostrato.
IGP: Identificazione Geografica Protetta, ci spostiamo sul secondo gradino della piramide quindi le garanzie diminuiscono pur restando comunque l’ obbligo di seguire un disciplinare apposito, in questo caso infatti basta una sola delle tre fasi sia avvenuta in una regione o in una determinata zona. Portiamo come prima l’ esempio di un olio, se vengono raccolte delle olive in Puglia e li vengono molite poi però l’ olio viene confezionato in Toscana quell’ olio sarà venduto come olio IGP toscano.
Differenza sostanziale tra DOP e IGP:
per le DOP la UE ha inteso riconoscere una importanza fondamentale all’origine della materia prima, mentre per le IGP viene riconosciuto, in particolare, il valore della componente umana, della tradizione e della evoluzione dei processi che consentono la produzione di un alimento. In sostanza, quindi, per la IGP non è richiesta necessariamente la produzione in loco della materia prima, a patto che questa consenta di ottenere un prodotto corrispondente ai requisiti imposti dal disciplinare di produzione.
Al 2004 l’ Italia ha riconosciuti 118 prodotti Dop ed Igp
STG: Specialità Tradizionale Garantita questa volta siamo sul terzo e ultimo gradino della piramide; identifica prodotti tradizionali che dovrebbero distinguersi da altri perché prodotti secondo metodologie tradizionali. Questo marchio tuttavia specialmente in Italia ha avuto una scarsissima diffusione perché nella sua genericità non protegge minimamente da copie rendendo quindi la certificazione poco convenente.
Al 2002 l’Italia ha un solo prodotto STG, la "mozzarella", che ha ottenuto il riconoscimento di specificità nel 1998.
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Parliamo adesso dei vini: per quanto riguarda il vino non esiste nessun decreto comunitario ma ogni Stato membro adotta propri regolamenti interni questo probabilmente dato alle diverse metodologie di produzioni dovute da condizioni climatiche opposte: per esempio mentre in Italia è vietato aggiungere zucchero tranne che in determinati vini quali li spumanti o in vini dolci dove comunque deve essere riportato nella bottiglia la dicitura ‘vino liquoroso’ nell’ nord d’ Europa( Francia compresa) dove il clima è più rigido e l’ esposizione solare non permette il raggiungimento di un elevato grado zuccherino( sarà infatti lo zucchero che in fase di fermentazione si trasformerà in alchool) l’ aggiunta di zucchero è una prassi normalissima.
Il nostro discorso si incentra tuttavia sulla produzione italiana e in particolarmodo sui vini di Toscana quindi parleremo della legislatura nazionale. Nel nostro paese quindi oltre al comune vino da tavola che comunemente troviamo in contenitori di tetrapack o in capienti dame di vetro e più difficilmente in bottiglie dal prezzo contenuto abbiamo ancora tre categorie di certificazioni alle quali possiamo ancora dare una visualizzazione piramidale alla cui base troviamo prodotti con disciplinari più blandi e via via che saliamo disciplinari più restrittivi.
Le tre categorie di certificazione partendo da quella di vertice sono : D.O.C.G, D.O.C e I.G.T. Iin questo caso tuttavia alcuni produttori pur non seguendo un disciplinare DOCG o DOC hanno sviluppato dei vini IGT che in breve tempo si sono classificati al vertice del mercato vedi Sassicaia.
D.O.C.G: Denominazione di Origine Controllata e Garantita
Riconoscimento attribuito ad alcuni vini DOC di particolare pregio qualitativo e di notorietà nazionale ed internazionale. Questi vini vengono sottoposti a controlli più severi, debbono essere commercializzati in recipienti di capacità inferiore a cinque litri e portare un contrassegno dello Stato che dà la garanzia dell’origine, della qualità e che consente la numerazione delle bottiglie prodotte. Come esempio di sicurezza del consumatore contro falsificazioni, le capsule delle bottiglie sono tutte numerate, ognuna ha un costo non secondario per il produttore e se una sola si daneggia va dettagliatamente annotato nei registri di produzione previsti dal disciplinare della DOCG, e ancora riguardo ai controlli che il vino deve superare per raggiungere la certificazione, questi sono così selettivi sia da un punto di vista sia di analisi chimiche sia sensoriali che in seguito ad una vendemmia sfavorevole il produttore preferisce chiedere la declassificazione della produzione da DOCG a DOC spontaneamente nonostante l’ ingente perdita economica.
D.O.C: Denominazione di Origine Controllata
Riconoscimento di qualità attribuito a vini prodotti in zone limitate (di solito di piccole/medie dimensioni), recanti il loro nome geografico. Di norma il nome del vitigno segue quello della Doc e la disciplina di produzione è rigida. Tali vini sono ammessi al consumo solo dopo accurate analisi chimiche e sensoriali.
I.G.T: Identificazione Geografica Tipica
Riconoscimento di qualità attribuita ai vini da tavola caratterizzati da aree di produzione generalmente ampie e con disciplinare produttivo poco restrittivo. L’indicazione può essere accompagnata da altre menzioni, quali quella del vitigno. I vini Igt sono gli omologhi dei francesi “Vin de Pays” e dei tedeschi “Landwein”.
La Toscana in Italia da sempre vanta una produzione vinicola di qualità. Infatti dai dati forniti dall'assessorato regionale all'Agricoltura nel 2005 risulta che il 60% della produzione totale porta il marchio della Denominazione di Origine Controllata, per un totale di 34 vini DOC e 6 DOCG, senza peraltro dimenticare le 5 IGT. Il primo disciplinare risale addirittura al 1870 e fu emanato da Bettino Ricasoli per la produzione del Chianti.
Per numero di certificazioni DOC e DOCG la Toscana è seconda solo al Piemonte staccando abbondantemente il Veneto che è al terzo posto, ‘Il Chianti’ risulta ancora il vino più venduto al mondo e vini come il Brunello e il Sassicaia sono in lizza ogni anno per i premi più prestigiosi.
I vitigni principali sono il sangiovese per le uve rosse e il trebbiano per le uve bianche. Il sangiovese autoctono della regione si è poi diffuso in tutta la penisola e ha subito col passare del tempo una miriade di clonazioni. La Toscana è da sempre famosa per gli ottimi vini rossi, questa predisposizione è confermata anche dal numero delle D.O.C.G: 5 a bacca rossa e 1 a bacca bianca.
In provincia di Arezzo la produzione si avvale delle seguenti certificazioni:
Valdichiana D.O.C. Bianco, Rosso e Vinsanto, prodotto da uve Trebbiano, Grechetto, Malvasia,Chardonnay, Pinot, Sangiovese, Cabernet, Sauvignon.
Cortona D.O.C.- La zona è costituita dal Comune di Cortona e si ottiene da vinificazioni monovarietali di CHARDONNAY, GRECHETTO, PINOT BIANCO, RIESLING ITALICO, SAUVIGNON, CABERNET SAUVIGNON, GAMAY, MERLOT, PINOT NERO, SANGIOVESE, SYRAH, VINSANTO, E VINSANTO OCCHIO DI PERNICE.
il Chianti dei colli aretini DOCG: il Chianti è il vino più conosciuto in tutto il mondo, ed è caratterizzato da un tipico colore rosso rubino; è un vino che si presta bene all'invecchiamento, ha un profumo pieno, intenso e vinoso, spesso con note fruttate e un sapore pieno e armonico, asciutto, morbido, vellutato. Dal Chianti dei colli aretini D.O.C.G. si possono avere due tipologie di prodotto differenti.
rosso , riserva (Sangiovese grosso - loc. Brunello); il vino deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento di almeno quattro anni (cinque per la riserva) e affinato, per almeno tre anni di detto periodo, in contenitori di rovere di qualsiasi dimensione; successivamente deve essere sottoposto a un periodo di affinamento in bottiglia di almeno quattro mesi (almeno sei mesi per il tipo riserva). Tale obbligo decorre a partire dal prodotto dell'annata 1994.
Carmignano
D.O.C.G.
(D.M. 9/7/1998 - G.U. n.172 del 25/7/1998)
rosso , riserva (45-70% Sangiovese, 10-20% Canaiolo nero, 6-15% Cabernet franc e/o Cabernet sauvignon, possono concorrere altri vitigni a bacca rossa racc. e/o aut. per la provincia di Firenze max. 5%)
rosso , riserva , superiore (75-100% Sangiovese, max 10% Canaiolo, max 10% Trebbiano toscano e/o Malvasia del Chianti, possono concorrere altre uve a bacca rossa racc. e/o aut. per le rispettive province max 15% (20% per le sottozone, purché ciascun vitigno non superi il 10% del totale))
Chianti Classico
D.O.C.G.
(D.M. 16/5/2002 - G.U. n.127 1/6/2002)
rosso , riserva (Sangiovese - loc. Sangioveto - 80% min., possono concorrere altre uve a bacca rossa racc. e/o aut. nelle unita' amministrative della zona di produzione prevista dal disciplinare max. 20%);
fino alla vendemmia del 2005 compresa, potranno concorrere alla produzione di detto vino i vitigni Trebbiano toscano e/o Malvasia bianca max. 6%
Vernaccia di San Gimignano
D.O.C.G.
(D.M. 9/7/1993 - G.U. 21/7/1993)
bianco , riserva (Vernaccia in purezza)
Vino Nobile di Montepulciano
D.O.C.G.
(D.M. 27/7/1999 - G.U. n.185 del 9/8/1999)
rosso , riserva (min. 70% Prugnolo gentile, max. 20% Canaiolo nero, possono inoltre concorrere i vitigni non aromatizzati, a eccezione della Malvasia del Chianti, racc. e/o aut. per la provincia di Siena max. 20% purché la percentuale dei vitigni a bacca bianca non superi il 10%)
Barco Reale (ex Carmignano e Barco Reale di Carmignano)
D.O.C.
(D.M. 17/10/1994 - G.U. n.250 del 25/10/1994)
rosato , rosso (Sangiovese, Canaiolo nero, Cabernet franc e sauvignon, Trebbiano toscano e/o Malvasia e/o Canaiolo bianco);
Vin Santo ( secco , amabile , riserva ) (Trebbiano toscano e Malvasia del Chianti);
rosso (60-75% Sangiovese, Canaiolo, Cabernet franc e/o Sauvignon fino al 15%, 10-20% Merlot ed eventuali altri vitigni a bacca rossa);
Vin Santo bianco e rosso (parte delle uve utilizzate nelle tipologie precedenti)
Rosso di Montalcino
D.O.C.
(D.M. 25/11/1983 - G.U. n.158 del 9/6/1984)
Sangiovese grosso (Brunello)
Rosso di Montepulciano
D.O.C.
(D.M. 21/12/1988 - G.U. n.145 del 23/6/1989)
Sangiovese, Canaiolo nero
San Gimignano
D.O.C.
(D.M. 7/8/2003 - G.U. n.194 del 22/8/2003)
rosso : min. 70% Sangiovese, max. 20% Cabernet sauvignon e/o Merlot e/o Syrah e/o Pinot nero, possono concorrere altre uve a bacca rossa racc. e/o aut., non aromatiche, per la provincia di Siena max. 20%;
Vin Santo : min. 30% Trebbiano toscano, max. 50% Malvasia del Chianti, max. 20% Vernaccia di San Gimignano;
Vin Santo Occhio di Pernice : min. 50% Sangiovese, possono concorrere altre uve a bacca rossa racc. e/o aut. per la provincia di Siena max. 50%;
monovarietali rossi : Sangiovese, Cabernet sauvignon, Merlot, Syrah, Pinot nero (ciascuno min. 85% possono concorrere altre uve a bacca rossa racc. e/o aut., non aromatiche, per la provincia di Siena max. 15%;
Panzanella: piatto tipicamente estivo risulta particolarmente fresco si presta come antipasto o primo, è un’ insalata di verdure fresche di stagione e pane raffermo fatto rinvenire in acqua..
Ribollita: è una minestra di verdure servita con pane che può essere cotto in forno o cotto insieme alle verdure.
Pappa al pomodoro: primo piatto molto semplice ma allo stesso tempo gustosissimo.
Pasta e fagioli: se in inverno volete una minestra dal gusto inconfondibile allora questa ricetta fa al caso vostro se poi disponete di una stufa a legna e di un tegame di coccio probabilmente sboccerà un amore.
Acqua cotta: primo di grande tradizioni, sicuramente una piacevole scoperta di antichi sapori.
Minestra di Farro: una zuppa di origine contadina ormai ricercatissima anche nei migliori ristoranti.
Schiaccia con l’ uva: dolce tipico fiorentino dove l’ uva rende la schiaccia perfetta.
Cantucci: i biscotti di Prato che si sposano perfettamente al vin santo